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E quando il 2020 ti riserva un tiro mancino, tu che fai? Apri un’attività! Vademecum quasi serio su cosa aspettarsi ai tempi della pandemia!

Il 2020 era iniziato nel migliore dei modi: dopo una serie di esperienze lavorative
parzialmente soddisfacenti, finalmente un nuovo ruolo entusiasmante, quello che
aspettavo da anni, talmente bello da temere che dirlo ad alta voce avrebbe portato
miseramente alla rovina…. E ovviamente, stando alla profezia che il mio caro babbo si
divertiva – sornione! – a ripetere: “se te inizi a far cappelli la gente nasce senza testa”… et
voila, Covi-d, pandemia, tragedie mondiali e ovviamente quel: “Ci dispiace, ma abbiamo i
dipendenti in cassa integrazione, non possiamo far lavorare “voi” partite iva” (già, perché
NOI partite iva – quelle che ci avete fatto aprire perché o così o pomì – siamo una casta di
gente brutta e cattiva!!).
Siamo punto e da capo! Anzi no, la situazione è decisamente peggiore perché non solo ho
perso quel lavoro che sognavo da una vita, adesso sono anche costretta a stare rinchiusa in
casa, senza contatti veri col mondo esterno e con l’incapacità di mettere a fuoco le
prospettive del mio futuro lavorativo. E come se non bastasse il 1 marzo avevo anche deciso
di mettermi a dieta!! Un genio!
Ma se è vero il detto che non tutto il male viene per nuocere, il lockdown mi ha costretta a
evitare in ordine sparso: pranzi con le amiche, aperitivi, cocktailini, degustazioni, cene,
colazioni, merende, brunch e chi più ne ha più ne metta. E con questi se ne sono andati
anche quei 18 chili “in più” tanto sofferti… Merito della mia costanza? Mi auguro di si! Sarà
mica che la mia tiroide malandata ha deciso di avere pietà di me? Può darsi. O forse sarà
stata colpa dell’isolamento sociale? Per compassione personale mi convinco che la prima è
la risposta giusta e mi concentro a questo punto su cosa fare da grande!
Quindi se da una parte a livello fisico la situazione non è tragica ( voi che vi siete divertiti a
panificare per mesi non odiatemi!) il morale è decisamente a terra.
Negli intermezzi fra una serie su Netflix e l’altra su Sky la tristezza mi assale, lo sconforto
mi ruba ogni pensiero positivo e la speranza è un ricordo lontano… Giustamente,
soprattutto in questo periodo, c’è di peggio! Lo so, c’è chi non ce l’ha fatta, c’è sofferenza e
paura, però chiedo la cortesia di lasciare fuori da qui il buonismo a tutti i costi: posso dire
liberamente che anche io, per ragioni diverse ma sempre causate da questa emergenza
sanitaria, sono triste, arrabbiata e preoccupata? Ecco, tutto qui.
Uno spiraglio di luce arriva per me da una disciplina scoperta da poco, lo yoga, nel quale
mi butto senza farci troppo caso, ma che mi fa ritrovare il sorriso e la voglia di dedicarmi a
qualcosa in modo concreto, qualcosa su cui posso avere il controllo e che posso direzionare
in base ai miei obiettivi. Ed è qui che succede la magia. È lo yoga che in realtà lavora su di
me, lo fa in punta di piedi, con delicatezza, invade cuore, muscoli e cervello, mi prende per
mano e mi dice che ce la posso fare. Allora comincio a guardarmi dentro e a cercare di
capire cosa voglio davvero per me stessa. Penso alla fatica che ho fatto negli anni di studio,
dalla laurea in Storia dell’arte, fino al Master sul vino, ai tanti viaggi e spostamenti
necessari per assecondare le mie passioni, ai tanti pezzettini che ho messo insieme grazie a
esperienze diverse, che a volte non sono state comprese ma che hanno sempre avuto un
senso per me. Capisco che è arrivata l’ora di decidere per me stessa, voglio essere io al
comando e decidere – nel bene e nel male – cosa fare. E visto che io ho la possibilità e la
fortuna di poterlo ancora fare, lo faccio!
Nasce Wild. Era il 22 giugno, il lockdown era finito ed eravamo usciti a riveder le stelle.
Dalla disperazione di una notizia inaspettata, che in qualche modo infrangeva un sogno
nascosto, si spalanca un portone, quello della MIA Wild, sì perché Wild è femmina. Punto.

E come tale piange, sì, ma non è debole, non è fragile, né delicata e tanto meno tenera.
Piange, e quando ha finito le lacrime, si asciuga il viso, si soffia il naso, si attacca al telefono
e comincia a cercare uno spazio nuovo. La location originaria, o almeno quella a cui io
pensavo, era un’altra, ma ormai si sarà capito che le cose non vanno sempre esattamente
come me le immagino.
In periodo di crisi mondiale le acque si possono smuovere facilmente e le cose cambiano
alla velocità della luce. Noi ci dobbiamo adeguare.
Nell’esatto momento in cui ho smesso di piangere ho deciso che avrei realizzato quel
progetto che da troppo tempo tenevo nascosto in un angolo; è stata fondamentale una voce
amica che mi ha ricordato che il centro cittadino è pieno di posti in attesa di esser riempiti.
Sarò sempre grata a questa semplice affermazione, piena di tanta dolcezza!
Era estate, eravamo liberi e felici e ormai senza mascherina… ed ecco appunto la fregatura!
A settembre, mentre le cose stavano prendendo forma, nuove restrizioni, nuove chiusure,
non si sa più cosa si può fare, cosa accadrà nei prossimi mesi. Abbandono l’idea di aprire
Wild a dicembre, ma non mi fermo.
Ovviamente tutto e tutti ci provano, a cominciare dalla mia banca, l’unica al mondo che
non mi fa versare un assegno! Il fabbro che sparisce, gli architetti folli che fanno progetti
degni di un centro massaggi cinese ( con tutto il rispetto per questi ultimi, ma io voglio
aprire un’enoteca!!), i contatori sbagliati, le porte che si rompono, i fornitori che non si
trovano, i dubbi che arrivano.
E allora perché andare avanti? La risposta è più o meno semplice: siamo quasi alla fine di
questo anno scellerato, che per i più è stato un disastro, nonostante temo non abbia ancora
rivelato il peggio di sé. Questo è il tempo dei bilanci, forse scontato a fine dicembre, ma
tant’è. Ho 35 anni, ho avuto la fortuna di uscire viva ( letteralmente!) da questo emergenza
sanitaria; questo tempo rallentato, il tempo della lentezza obbligata, delle corse vietate,
degli scambi proibiti, ho potuto sfruttarlo a pieno per riflettere, per fare un punto della
situazione con me stessa, per guardarmi intorno, da una prospettiva lontana che a volte fa
vedere meglio il quadro d’insieme. Ho anche potuto non pensare proprio, far spazio, pulire
e ripartire.
Ho fatto un pò d’ordine, giusto un pò, perché in fondo rimango una creativa, una
ritardataria, secondo mamma un disordinata, ma pur sempre una sognatrice!
Mi sono resa conto che non era giusto farsi abbattere, che la storia ci insegna che dalle crisi
nasce sempre qualcosa di nuovo. Basta darsi un aiutino, in fin dei conti.
Il 2020 doveva essere per me il tempo della rinascita, o almeno il punto di partenza. Il
2020 però ci ha insegnato che bisogna sapersi adeguare, ma mai piegarsi! Il 2020 era
iniziato, come sempre, secondo i migliori propositi, ma le cose cambiano, e se abbiamo la
fortuna di poterlo fare, anche noi dobbiamo cambiare con loro. E se dobbiamo cambiare il
programma strada facendo, vorrà dire che si vedranno delle correzioni, delle cicatrici, ma
chi se ne importa!
E quindi io riparto da me stessa, riparto da un luogo nuovo, atteso e inaspettato, riparto da
un’idea che avevo da tanto ma che si sta plasmando su una visione aggiornata, riparto da
una vecchia passione, quella del vino, che è evoluta e cambiata insieme a me. Riparto da
Wild, che è donna, in tutto e per tutto!

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